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Un’introduzione alle poliritmie africane

8 motivi per insegnare percussioni africane
8 motivi per cui insegno percussioni africane
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Papà, sarò un musicoterapeuta
Papà, sarò un musicoterapeuta
10 novembre 2016
 

I soldi.

Leviamoci subito questo dentino. Stiamo parlando di un mondo davvero di nicchia quindi non è che ci sia un grande business, ma con i tempi che corrono un aiuto economico in più o in meno può fare la differenza. Certo è che se fosse il guadagno la motivazione principale, sarebbe il caso probabilmente di puntare tutto su un’attività diversa e sicuramente più redditizia.

Una triste scoperta.

Dopo dieci anni di assenza, è stato un duro colpo scoprire che a Trieste non si è creata una comunità afro degna di tale nome. Si è continuato a lavorare molto con la danza ma dal punto di vista percussivo non c’é, effettivamente, nessuno di nuovo. Questo è un problemone, perché non possiamo fare POLIritmie da soli. Sarebbe SOLIritmie..una tristezza infinita. Per suonare (o studiare) il djembe e i tamburi bassi in modo soddisfacente, abbiamo bisogno degli altri. Che fare quindi? Lamentarsi o rimboccarsi le maniche? Spero pian piano di contribuire a divulgare questa pratica nella mia città e di poter condividere con più persone possibile questa mia passione. Vorrei fossimo in tanti, sempre di più, e l’idea di insegnare è spinta in gran parte da questa motivazione.

Dare ciò che ho ricevuto.

Ognuno di noi si è avvicinato alle percussioni africane in modo e per un motivo diverso, così come ognuno di noi ha trovato probabilmente una motivazione diversa per non mollare. Quella passione, quella fiamma che ti tiene acceso. Per quanto riguarda me, le poliritmie mi hanno fatto scoprire un nuovo modo di approcciarmi alle cose (che approfondirò un’altra volta). Mi ha cambiato letteralmente la vita, migliorandola. Ho avuto la grande fortuna di incontrare il canale espressivo che tanto stavo cercando. Non è detto, lo so, che il canale che va bene per me vada bene per tutti. Non è detto che l’insegnamento che tanto bramavo, sia universale. Nelle percussioni non ci sono le risposte a tutto, ma qualcuna ce n’é, e se avrò l’occasione un giorno di contribuire alla crescita personale di qualcuno dandogli qualcosa di cui aveva bisogno...beh...che figata.

Stare con le persone, veramente.

In questo mondo tecnologico in cui la maggior parte delle relazioni nascono, si mantengono e muoiono dietro ad un monitor, stare a contatto con le persone è una pratica preziosa quanto rara. Stare assieme agli altri, ridere, confrontarmi e condividere una passione mi arricchisce ogni giorno e contribuisce al mio benessere.

Nuovi punti di vista.

Più insegno più mi rendo conto di quante cose ancora non so, e questo non sarebbe possibile se non fosse per i miei allievi. Ognuno di loro ha bisogno di un linguaggio specifico e di affrontare un argomento da un diverso punto di vista per imparare. L’obiettivo può essere comune (ad esempio insegnare un’accompagnamento) ma le strade per raggiungerlo saranno diverse per ognuno. Un bel casino, ma questo mi forza ad aprire la mente e a guardare quello che so da un nuovo punto di vista. I risultati sono sempre esaltanti e mi meraviglio in continuazione di quanto possa esserci da scoprire dietro ad un singolo colpo di tamburo. Non si smette davvero mai di imparare.

Imparo in continuazione.

Credo di non aver mai studiato tanto come da quando ho iniziato ad insegnare. La responsabilità di cui ho deciso di coprirmi mi mette inevitabilmente nella situazione di voler essere preparato, e più imparo, più ho voglia di imparare. Sono innamorato di quello che faccio sotto ogni suo aspetto, sia tecnico che culturale. La sete di sapere sembra inesauribile e il voler insegnare mi offre l’occasione soddisfarla.

Una parentesi felice.

Indipendentemente dal perché le persone decidano di frequentare i miei corsi, tutti, proprio tutti, hanno bisogno della stessa cosa. Stare bene. Che si decida di iscriversi a zumba o al circolo letterario, la prima motivazione sarà sempre data dalla ricerca di uno stato di benessere. Questo vale anche per me. Insegnare e stare con gli altri mi illumina, mi appaga e mi fa dimenticare gli stress della settimana. Non ricordo che ci sia mai stata una lezione al termine della quale mi sentissi peggio rispetto a prima che iniziasse. É una breve parentesi di poche ore nella mia settimana, della quale non posso fare a meno.

Un piccolo messaggio culturale.

La difficoltà di ascoltare i tamburi bassi e dell’eseguire con le mani sequenze ritmiche sul djembe è dovuta, a mio avviso, più che altro a limiti di tipo culturale e sociale. Nella nostra società questo tipo di approccio (alla musica e non) non serve, pertanto, pur essendo intrinseco nell’essere umano, viene dimenticato. Adoro vedere illuminarsi gli occhi delle persone quando, all’improvviso, sentono, come se fossero entrate in contatto con una loro parte assopita. Questa è una delle possibilità che ci offre l’avvicinarci ad una cultura diversa dalla nostra, di cui parliamo tanto ma di cui conosciamo così poco. Il fatto di trarre degli insegnamenti da una cultura che viene tanto criticata in occidente (perché si sa, che gli occidentali sono fighi e tutti gli altri no) secondo me è un messaggio molto bello da portare e insegnare mi da’ l’opportunità di divulgarlo.

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"I soldi".”

Leviamoci subito questo dentino. Stiamo parlando di un mondo davvero di nicchia quindi non è che ci sia un grande business, ma con i tempi che corrono un aiuto economico in più o in meno può fare la differenza. Certo è che se fosse il guadagno la motivazione principale, sarebbe il caso probabilmente di puntare tutto su un’attività diversa e sicuramente più redditizia.

 

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1. “I soldi”

Leviamoci subito questo dentino. Stiamo parlando di un mondo davvero di nicchia quindi non è che ci sia un grande business, ma con i tempi che corrono un aiuto economico in più o in meno può fare la differenza. Certo è che se fosse il guadagno la motivazione principale, sarebbe il caso probabilmente di puntare tutto su un’attività diversa e sicuramente più redditizia.

Dopo dieci anni di assenza, è stato un duro colpo scoprire che a Trieste non si è creata una comunità afro degna di tale nome. Si è continuato a lavorare molto con la danza ma dal punto di vista percussivo non c’é, effettivamente, nessuno di nuovo. Questo è un problemone, perché non possiamo fare POLIritmie da soli. Sarebbe SOLIritmie..una tristezza infinita. Per suonare (o studiare) il djembe e i tamburi bassi in modo soddisfacente, abbiamo bisogno degli altri.
Che fare quindi? Lamentarsi o rimboccarsi le maniche?
Spero pian piano di contribuire a divulgare questa pratica nella mia città e di poter condividere con più persone possibile questa mia passione. Vorrei fossimo in tanti, sempre di più, e l’idea di insegnare è spinta in gran parte da questa motivazione.

2. “Una triste scoperta”

3. “Dare ciò che ho ricevuto”

Ognuno di noi si è avvicinato alle percussioni africane in modo e per un motivo diverso, così come ognuno di noi ha trovato probabilmente una motivazione diversa per non mollare. Quella passione, quella fiamma che ti tiene acceso. Per quanto riguarda me, le poliritmie mi hanno fatto scoprire un nuovo modo di approcciarmi alle cose (che approfondirò un’altra volta). Mi ha cambiato letteralmente la vita, migliorandola. Ho avuto la grande fortuna di incontrare il canale espressivo che tanto stavo cercando.
Non è detto, lo so, che il canale che va bene per me vada bene per tutti. Non è detto che l’insegnamento che tanto bramavo, sia universale.
Nelle percussioni non ci sono le risposte a tutto, ma qualcuna ce n’é, e se avrò l’occasione un giorno di contribuire alla crescita personale di qualcuno dandogli qualcosa di cui aveva bisogno…beh…che figata.

Luca Zugna
Luca Zugna
Amo l'Africa e le percussioni africane, amo condividere e imparare, prediligo la valuta dei sorrisi a quella degli euro. Insegno percussioni ad adulti e bambini e sto studiando per diventare un musicoterapeuta, perché la musica ci permette di comunicare davvero con tutti.

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